contatti F.A.Q glossario link info rassegna brachiterapia, cateterismo cardiaco, aterosclerosi, scintigrafia miocardica, cardiologia interventistica Pescara

Direttore Dott. Leonardo Paloscia


Unità di Terapia Intensiva Cardiologica e Cardiologia Interventistica



Angioplastica Coronarica

Per allargare un'arteria ristretta o per aprire una piccola ostruzione mediante compressione della placca contro le pareti dell'arteria, il medico potrebbe consigliare al paziente di sottoporsi ad un esame di angioplastica. Dopo l'angioplastica sarà necessaria una visita di controllo per verificare che l'arteria sia rimasta aperta. Il miglioramento del flusso sanguigno può durare alcuni anni e se l'arteria si ostruisce nuovamente, la medesima procedura può essere ripetuta.


Preparazione all'esame

In genere prima dell'angioplastica non è necessario sospendere i farmaci che si stanno assumendo. L'aspirina o farmaci analoghi dovrebbero essere assunti quasi sempre sia prima che dopo l'angioplastica. Non è necessaria l'anestesia, ma solitamente sono somministrati farmaci per rilassarsi. Di solito i benefici di questo esame superano i pericoli. I possibili rischi sono: uno strappo o una perforazione nell'arteria che potrebbe provocare un'improvvisa emorragia o u blocco del flusso sanguigno; un frammento di placca, trasportato dal sangue che scorre negli arti inferiori, potrebbe bloccare la circolazione a livello del piede o delle dita, rendendo necessario un bypass.

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Durante l'esame

Per ripristinare il flusso sanguigno, viene inserito nell'arteria un catetere dotato di un palloncino sulla punta. Il medico riesce a posizionare il palloncino seguendo l'immagine dell'arteria su un monitor. L'esame dura circa un'ora: un catetere guida viene inserito nell'arteria e avanzato fino al punto di ostruzione del vaso sanguigno. Più specificatamente l'esame avviene in questo modo:

1) un sottile filo guida viene inserito nel catetere lungo l'arteria;

2) un catetere con palloncino in punta viene fatto avanzare lungo il filo guida fino al punto in cui l'arteria inizia a restringersi;

3) il palloncino viene gonfiato e sgonfiato ripetutamente per frantumare la placca e schiacciarla contro le pareti dell'arteria. L'arteria subisce così una leggera dilatazione;

4) il palloncino viene sgonfiato ed i cateteri e il filo guida vengono rimossi. Ora l'arteria è aperta e il sangue può di nuovo scorrere.


A conclusione della procedura il medico rimuoverà il catetere e la guaina. La zona di introduzione sarà coperta per 20 minuti. Attualmente si usano sempre più spesso dei sistemi di chiusura delle arterie con dispositivi speciali che permettono di evitare la compressione manuale prolungata e consentono al paziente di muoversi dopo circa 1-2 ore dall'esame e camminare dopo circa 6 ore.




Applicazione dello stent

Dopo che la placca è stata compressa dal palloncino contro le pareti dell'arteria, può essere applicato uno stent.
- Si posiziona il catetere con lo stent:
lo stent, costituito da una maglia d'acciaio viene posizionato sulla punta di un altro catetere a palloncino e viene avanzato sino al punto di ostruzione.

- Lo stent viene espanso:
il palloncino viene gonfiato cosicché lo stent si espande fino a toccare le pareti dell'arteria. In questo modo lo stent mantiene la placca compressa contro le pareti dell'arteria. Di recente sono a disposizione degli stent a rilascio di farmaco che riducono ulteriormente la placca. C'è la possibilità che la placca si riformi;

- Il flusso sanguigno è maggiore:
lo stent mantiene l'arteria aperta e contribuisce a ridurre la probabilità di nuovo restringendo l'arteria. Il flusso sanguigno al cuore è maggiore. Nuovi tessuti cresceranno lentamente intorno alle maglie dello stent e alla fine esso sarà completamente ricoperto da essi.

Dopo l'intervento il paziente dovrà restare in ospedale per 12-24 ore, ma presto potrà alzarsi e, se il punto d'inserzione del catetere non sanguina, potrà essere dimesso anche il giorno successivo.

I nuovi stent

Gli stent a rilascio graduale di farmaci sono stati messi a punto per ovviare all'inconveniente che presentano gli stent tradizionali, la cosidetta proliferazione neointimale, cioè la crescita di tessuto infiammatorio all'interno dello stent. Infatti, in circa il 20% dei casi la presenza di questo tubo metallico all'interno del vaso cardiaco provoca una reazione infiammatoria che porta alla riocclusione del vaso stesso e alla necessità di intervenire nuovamente. I nuovi stent sono strutturalmente identici a quelli convenzionali, ma le maglie metalliche di cui sono composti vengono imbevute di un farmaco, la rapamicina (antibiotico naturale), che rallenta la formazione di una proliferazione neointimale. Due studi clinici americani hanno evidenziato come l'utilizzo di stent a rilascio di rapamicina riesca nel 90% dei casi a evitare questo processo infiammatorio che pregiudica la buona riuscita dell'intervento di angioplastica. Il rilascio del farmaco avviene, gradualmente, nei 28 giorni successivi all'intervento, ma il risultato viene mantenuto nel tempo.

Per informazioni: info@emodinamicapescara.it

Laboratorio Emodinamica - Ospedale Spirito Santo - Via Fonte Romana, 65121 Pescara - Tel 085 4252734 Fax 085 4252821